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Storie dal catalogo ·

Cinquant'anni dalla prima scheda telefonica italiana

Nel 1976 la SIP mise in prova un oggetto che non esisteva da nessuna parte: un rettangolo che conteneva credito telefonico. Cinquant'anni dopo quell'oggetto non serve più a niente, ed è per questo che se ne può raccontare tutta la storia, dal primo esemplare all'ultimo.

Questo catalogo la conserva per intero: 3.624 schede, dal 1976 al settembre 2015. Trentanove anni con un inizio e una fine precisi, cosa che quasi nessun oggetto quotidiano concede.

Nata per un problema di monetine

La ragione non fu la tecnologia ma la cassa. Negli anni Settanta in Italia mancavano gli spiccioli, e i gettoni telefonici sparivano dalla circolazione perché venivano usati come moneta: valevano cinquanta lire e tutti li accettavano. Riempire di monete gli apparecchi pubblici, e poi svuotarli, era un problema logistico enorme.

La scheda risolveva tutto in un colpo: si pagava una volta sola, si spendeva a rate, e nell'apparecchio non entrava metallo. La sperimentazione partì nel 1976, con una postazione pilota installata a Roma, al Galoppatoio di Villa Borghese.

La prima carta era verticale, gialla e blu, con una banda magnetica, e aveva una caratteristica che oggi sorprende: era monouso. Finito il credito, l'apparecchio non la restituiva. Nessuno pensava che qualcuno l'avrebbe voluta indietro.

La prima del catalogo: una tessera sperimentale del sistema SIDA, 1976

Otto schede di cartone

C'è un dettaglio che si nota solo guardando il catalogo per intero. Su 3.624 schede, 3.616 sono in PVC. Le altre otto sono in cartoncino duro, e appartengono tutte al primo sistema, fra il 1980 e il 1981.

Sono anche le sole su cui compare la parola «bandella», in due versioni: sagomata e diritta. Sono i primissimi tentativi, quando non era ancora deciso di che materiale dovesse essere fatto l'oggetto né che forma dovesse avere la parte che la macchina legge. Otto pezzi di cartone in un mare di plastica: il momento in cui una tecnologia sta ancora scegliendo cosa diventare.

Le uniche schede in cartoncino di tutto il catalogo, con la bandella sagomata

Il decennio in cui entra in tasca a tutti

Nel 1980 gli apparecchi abilitati stavano negli aeroporti e nelle stazioni di sedici città. Nel 1992 la scheda arrivò nelle cabine stradali, e da lì la diffusione fu rapidissima: già l'anno successivo le carte prepagate superarono monete e gettoni come principale mezzo di pagamento del telefono pubblico.

Nel 1994 fu prodotta la cinquecentomilionesima scheda, e per l'occasione ne uscì una che lo celebrava. È il momento in cui l'oggetto smette di essere una comodità e diventa un pezzo di infrastruttura nazionale: mezzo miliardo di rettangoli usciti da uno stabilimento in meno di vent'anni.

La scheda che festeggia i 500 milioni di pezzi prodotti, 1994

Cinquecento pezzi contro trentacinque milioni

Qui i numeri diventano interessanti. La tiratura più alta del catalogo è di 35.340.000 esemplari: una scheda promozionale legata al calcio, stampata in una quantità che equivale a più di una copia ogni due italiani dell'epoca. La più bassa registrata è di 500 pezzi, alcune schede regionali delle Pagine Gialle del 1990.

Fra le due c'è un rapporto di oltre settantamila a uno. E c'è un rovesciamento completo del valore: la scheda distribuita a decine di milioni di copie era un successo commerciale e oggi non vale quasi nulla, mentre quella da 500 pezzi era una tiratura marginale, spesso una piccola promozione locale, e oggi è fra le più ricercate.

Vale la regola generale del collezionismo: si paga ciò che è sopravvissuto poco, non ciò che è piaciuto molto. Con una differenza tutta sua: qui la scarsità non è stata creata a tavolino per i collezionisti, è il residuo di una campagna pubblicitaria che non aveva budget.

Le due estremità del catalogo: 35.340.000 esemplari contro 500. Il mercato le ordina al contrario

Un archivio che nessuno aveva progettato

Messe in fila, queste schede raccontano cose che nessuno aveva intenzione di documentare: quali marchi facevano pubblicità in quell'anno, quali mete turistiche si volevano promuovere, quali campagne sociali erano in corso, quali mestieri esistevano ancora.

Nel 2004 uscì una serie dedicata proprio al lavoro nella rete telefonica, costruita con fotografie d'archivio scattate per uso interno: collaudi, cantieri, inaugurazioni. Ci sono il guardafili che percorreva a piedi il proprio tratto di linea e saliva sui pali con i ramponi, e il fattorino che consegnava i telegrammi in bicicletta. Due mestieri spariti, fotografati da chi li organizzava e finiti su una tessera di plastica.

Il guardafili e il fattorino dei telegrammi: mestieri che il catalogo conserva senza volerlo

La fine, annunciata da una scheda

La parte più ironica sta in fondo. Fra le ultime schede italiane ce n'è una del 2014 che pubblicizza la fibra ottica.

La fibra funziona per riflessione totale interna: la luce entra nel vetro con un angolo tale da non poterne più uscire, e rimbalza al suo interno per chilometri senza disperdersi. È la tecnologia che ha portato la banda larga a tutti, quindi il telefono in tasca, quindi la fine delle cabine, quindi la fine della scheda telefonica.

Un anno dopo, nel settembre 2015, il catalogo si chiude. L'ultima scheda saluta: «Da sempre amiamo darvi del TU». L'ultima generazione di questi oggetti ha fatto in tempo a fare pubblicità a ciò che li stava eliminando.

La fibra ottica reclamizzata su una scheda telefonica nel 2014, e il congedo del settembre 2015

Perché sono sopravvissute

La scheda telefonica è uno dei pochi oggetti industriali progettati per perdere valore fino ad azzerarsi. Si comprava piena, si consumava telefonata dopo telefonata, finiva a zero, e molte portavano stampata sopra anche una data di scadenza. Era costruita per morire.

Poi è successo qualcosa che nessuno aveva previsto: la gente ha cominciato a non buttarle. Non per lungimiranza, ma perché erano belle, piccole, e costava niente tenerle in un cassetto.

È per quel gesto senza intenzione che oggi, a cinquant'anni dalla prima, esiste ancora qualcosa da guardare: un archivio involontario dell'Italia fra gli anni Ottanta e Duemila, tenuto insieme dal fatto che tutte queste immagini dovevano stare in ottantacinque millimetri per cinquantaquattro e funzionare in mano a qualcuno che stava telefonando.

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